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Affascinata dal mondo dell'esistenza e ansiosa di crearne uno tutto per sé, Bel'Veth è come un cancro oscuro che ha attecchito nel cuore del Vuoto, attraverso cui tutta Runeterra verrà consumata e ricostruita come riflesso della sua immagine corrotta. L'imperatrice brama enormi quantità di nuove esperienze, ricordi e idee, divorando intere città e i loro abitanti, per poi riutilizzare le informazioni di cui si nutre per espandere l'immenso territorio alieno noto come Oceano indaco. Eppure, neanche il Vuoto è al sicuro dalla sua voracità e Bel'Veth si espande al suo interno come un mare primordiale, costringendo tutto ciò che incontra a sottomettersi ai suoi desideri... o a essere distrutto.
Benché si sia appena affacciata su Runeterra, la sua nascita ha origini che risalgono a innumerevoli millenni orsono ed è il risultato finale di una reazione allergica scaturita dall'incontro tra il Vuoto e una realtà nascente. Questa dimensione di placido nulla, un tempo immacolata, è stata irrimediabilmente infranta quando il mondo dell'esistenza ha preso forma, e le entità del Vuoto, costrette ad assumere identità individuali, hanno reagito con violenza per eoni, nel tentativo di difendersi dal dolore di quel trauma. Cancellando tutto ciò che consumavano, presero il nome da ciò che si lasciavano dietro: il vuoto. Tuttavia, gli esseri al suo interno mutavano ad ogni contatto con il mondo, trasformando le loro forme un tempo perfette in quelle di animali violenti ed edonistici.
E così, anche il Vuoto stesso mutò insieme a loro. Dopo ogni battaglia e ogni incursione, qualcosa di più sinistro cresceva nelle profondità nascoste e nei recessi più oscuri delle gallerie delle Creature del Vuoto... Edifici, luce, arti quasi umanoidi che si protraevano verso il nulla... Un puzzle in cui nessuno dei pezzi combaciava con gli altri... Il Vuoto aveva assunto una nuova, orrenda forma. Col tempo, alimentata dalle fratture aperte dagli umani per farsi la guerra e dai tentativi delle Sentinelle di invadere il Freljord, questa sacca blasfema di nulla si espanse fino ad avvolgere gli opposti del vecchio Vuoto: desiderio, brama e bisogno.
In breve tempo, iniziò a desiderare un capo. Qualcuno, o qualcosa, che fosse in grado di scrivere un nuovo, spaventoso capitolo nei mondi al di sopra e al di sotto. Un capo che potesse interagire con questi "umani", mostrargli ciò che sarebbe accaduto in futuro, e raccogliere le loro emozioni e i loro ricordi, osservandoli combattere un'inutile e spietata battaglia finché le ultime scintille delle loro civiltà non si sarebbero spente, dando vita a una nuova era.
Questo capo era Bel'Veth. La terribile imperatrice è nata dall'unione di ricordi, esperienze ed emozioni di un'intera città portuale e dell'oceano circostante, divorati dal Vuoto. La sua mente contiene milioni di anni di conoscenza perfettamente conservata, che la rendono quasi onnisciente, e Bel'Veth si prepara a distruggere Runeterra e il regno dei suoi progenitori, le Sentinelle.
A chi ha la fortuna di avere un valore strategico per lei, l'imperatrice non mente, non fa domande e non nasconde la verità, ma si limita ad affermare quale sia la natura delle cose, poiché la vittoria del Vuoto è assicurata dalla sua stessa natura e non è necessario aggiungere altro. Chi invece le si oppone, scoprirà che la sua forma umana ha solo una funzione adattiva, fatta di nervi, muscoli e occhi, e potrà ammirarla mentre dispiega le sue immense ali per rivelare il suo vero aspetto mostruoso.
Per una strana ironia, gli abitanti dell'antica Shurima avevano una parola per un concetto del genere. La sua traduzione potrebbe essere orientativamente "dio dell'oblio", un mito tribale legato a un'antica divinità, che cancellava ogni cosa esistente senza provare odio, rimpiazzando tutto con la propria presenza. La città di Belveth deve il suo nome a questo essere divino, benché il vero significato della parola sia stato dimenticato col passare dei secoli.
Dimenticato da tutti, tranne che dalla creatura in cui la città si è trasformata.