Short Story
Rengar
il cacciatore orgoglioso

Rengar

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Rengar
il cacciatore orgoglioso

Rengar è un feroce cacciatore vastaya che vive per il brivido di trovare e uccidere le creature più pericolose. Gira il mondo in cerca delle belve più efferate, in particolare di Kha'Zix, la creatura del Vuoto che gli ha cavato un occhio. Rengar dà la caccia alle sue prede non per il cibo o per la gloria, ma per la bellezza della caccia stessa.

Rengar è nato nella tribù vastaya shurimana dei Kiilash, dove la società onora e venera la gloria della caccia. Nacque debole e gracile dal capo della tribù, Ponjaf. Ponjaf era convinto che le sue dimensioni ridotte l'avrebbero reso un cacciatore inetto. Ignorò suo figlio, dando per scontato che sarebbe morto di fame.

Il giovane Rengar fuggì dal campo, vergognandosi all'idea di aver deluso il padre. Per un primo periodo se la cavò mangiando larve e piante finché un giorno venne quasi ucciso da un leggendario cacciatore umano di nome Markon. Vedendo le condizioni di Rengar, l'uomo provò compassione e lo lasciò vivere. Inoltre, non era un possente guerriero vastaya degno della spada di Markon.

Rengar passò mesi a seguire Markon, nutrendosi dei cadaveri che il cacciatore si lasciava alle spalle. Sperava ancora di potersi riunire alla sua tribù, un giorno, quindi fece di tutto per osservare le tecniche di Markon.

Dopo qualche tempo, Markon si stufò del patetico Kiilash che lo seguiva ovunque. Puntò un coltello alla gola di Rengar e gli disse che l'unico modo per essere cacciatori era andare a caccia. Lanciò la lama a Rengar e lo spinse in un crepaccio, dove si trovò costretto a fare la sua prima uccisione per sopravvivere.

Da allora, Rengar passò anni spingendosi verso i suoi limiti. Esplorò Shurima in cerca delle sue prede più pericolose e potenti. Non sarebbe mai stato grande come gli altri Kiilash, ma era determinato a diventare molto più feroce. Col tempo, invece di tornare al suo campo con delle nuove cicatrici, iniziò a tornare carico di trofei. Aveva lucidato il teschio di un falco del deserto e si era adornato i capelli con i denti di un urlatore.

Poi, quando ritenne che il momento era opportuno, tornò dalla sua tribù, pronto a essere accettato come un cacciatore.

Ponjaf guardò Rengar e i suoi trofei con disprezzo. Decretò che Rengar sarebbe stato riaccolto nella tribù solo se avesse portato al campo il teschio di uno sfuggente abominio del Vuoto noto come Kha'Zix.

Accecato dalla voglia di tornare nella tribù, Rengar permise all'infingarda belva di trovarlo. La creatura del Vuoto strappò uno degli occhi di Rengar, per poi fuggire. Furioso e sconfitto, Rengar confessò il fallimento a Ponjaf. Come c'era da aspettarsi, il padre iniziò a sgridarlo.

Mentre Ponjaf parlava, Rengar notò che i trofei che adornavano la sua capanna erano vecchi e impolverati. Il capo della tribù non andava a caccia da molto tempo, e aveva probabilmente mandato Rengar a cercare Kha'Zix perché aveva paura di farlo in prima persona.

Rengar interruppe il padre e gli diede del codardo. Molti Kiilash nascevano con corpi forti e poderosi e case accoglienti. Rengar, invece, era nato tra le braccia della morte. Aveva dovuto imparare da solo l'arte della caccia, e aveva trofei e cicatrici per dimostrarlo. Persino il suo occhio mancante era un trofeo, una prova che era nato svantaggiato, ma non si era mai arreso.

Rengar balzò addosso al padre e lo sgozzò, con un taglio dalla gola al ventre. I più feroci cacciatori della tribù lo incoronarono con le rose di fuoco e lo nominarono il nuovo capo tribù.

Ma Rengar non aveva bisogno dell'approvazione del villaggio. L'unica cosa che gli serviva era l'adrenalina che pompa nelle vene durante la caccia. Rengar lasciò il villaggio, senza neanche prendere un trofeo di Ponjaf. Il vecchio capo non era degno di essere ricordato. Decise invece di partire alla ricerca della creatura del Vuoto che aveva cercato di accecarlo.

Non per soddisfare i Kiilash, ma per se stesso.